sabato, marzo 29, 2008

giovedì, marzo 13, 2008

sabato, marzo 01, 2008

perché sanremo é sanremo!



Mina
"il cielo in una stanza"
(G. Paoli)

da: "Senza Rete":
Napoli, Auditorium RAI, 18 Luglio 1968

giovedì, febbraio 07, 2008

martedì, gennaio 22, 2008

hasta la vista comandante Bulow

oggi è morto il partigiano Arrigo Boldrini
comandante della 28/a Brigata Garibaldi 'Mario Gordini'



Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio del torturati
Più duro d’ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA

lunedì, gennaio 14, 2008

IF


Se puoi non perdere la testa quando tutti attorno a te
L’ hanno perduta e te ne incolpano,
Se puoi ancora credere in te stesso, quando più nessuno crede in te,
E tuttavia ti chiedi se non abbiano ragione gli altri e torto tu.
Se puoi attendere con calma ciò che ti spetta
o se, perseguitato, non pagare
odio con odio, offesa con vendetta,
senza per questo abbandonarti al gusto di stimarti santo tra i santi, e tra i giusti il giusto.

Se puoi sognare, e tuttavia non perderti nelle reti del sogno,
Se puoi pensare senza tutto concedere al pensiero;
Se puoi fissare in volto trionfo e disonore,
E senza per questo spalancare il cuore a nessuno dei due.
Se senza batter ciglio puoi il tuo vero vedere fatto menzogna sulle labbra dell’insincero,
E di colpo crollare quanto hai caro per tosto ricomporlo con amaro coraggio. Se in un solo colpo puoi rischiare tutto quanto hai avuto dalla vita e perderlo, E poi ricominciare senza pentirti della tua partita;

Se potrai richiamare il tuo coraggio quando da un pezzo lo avrai dilapidato
E stare saldo quando sai che tu altro non puoi più fare,
Se non dirti “Su!”.

Se puoi toccare il fango senza insozzarti
E dar la mano ai re senza esaltarti.
Se amico o nemico male potrà mai farti.
Se tutti gli uomini avrai cari ugualmente, ma più degli altri nessuno.
Se nel balzo saprai d’un solo istante superare l’istante che non perdona,
Tua è allora la Terra, e tutto ciò che dona,
Allora sarai uomo, figlio mio.

lunedì, gennaio 07, 2008

desaparecida....


Cecilia Laura Minervini

fue ilegalmente detenida el día 10 de agosto de 1977 en la esquina de calles Pacheco y Olazábal de la ciudad de Buenos Aires, a las 21 hs, por un grupo de individuos que se trasladaban en una camioneta militar. Nunca recuperó su libertad.

Según surge del legajo de la CONADEP nro. 84, Daniel Eduardo Fernández, Juan Carlos Seoane y Miguel Antonio Vanrell, la vieron en el campo de detención "El Atlético". Cuando Vanrell fue detenido fue interrogado por el Turco Julián acerca de Cecilia Minervini y él negó conocerla. En un momento dado y durante esa tortura escuchó que ingresaban personas al quirófano e inmediatamente el Turco Julián preguntó "es éste?" y escuchó la voz de Cecilia que decía "sí". El Turco Julián le dijo entonces "ves boludo que se conocían"".

Vanrell la vio en tres oportunidades más y en una oportunidad conversó por escasos minutos con Cecilia quien se limitó a pedirle perdón por haberlo "metido en eso".

Según Juan Carlos Seoane, también detenido en El Atlético, en una de las idas al baño pudo escuchar hablar a Cecilia y luego la vio en forma directa. En una oportunidad pudo escuchar cómo Cecilia era torturada por los represores del lugar y que escuchó claramente los quejidos de Cecilia.

Se hicieron muchas indagaciones por su paradero, incluyendo un hábeas corpus rechazado.
Continúa desaparecida....

Si naciste entre 1973 y 1980 y tenés dudas sobre tu identidad, creés que sos hijo de desaparecidos o conocés a alguien que puede serlo, comunicate con ABUELAS DE PLAZA DE MAYO 0800-222-2285 o por mail dudas@abuelas.org.ar

giovedì, novembre 22, 2007

martedì, novembre 20, 2007

venerdì, novembre 09, 2007

Aglio&Olio



  • Aglio
  • Olio extravergine d'oliva
  • Prezzemolo fresco
  • Sale
  • Peperoncino rosso
  • Spaghetti
  • Ricotta dura salata, grattugiata a polvere
  • limone

Pulire e lavare accuratamente il prezzemolo. Tritarlo finemente.
Preparare in un pentolino l'olio con gli spicchi d'aglio affettati e il peperoncino tritato. Farli soffriggere a fiamma molto bassa fino a quando non prendono colore e poi aggiungere due cucchiai di acqua di cottura della pasta. Lasciare sobbollire ancora per qualche minuto.
Scolare la pasta e condire.

giovedì, novembre 08, 2007

Россия 1917

Ragù



Ragù alla Bolognese
Salse e condimenti
Ingredienti:
manzo, vitello e maiale
pancetta, burro, cipolla, carota, sedano, pepe , sale, brodo, conserva di pomodoro.


La carne può essere anche di tre qualità, manzo, vitello e maiale, ma il manzo deve tuttavia predominare. Passate tre etti di carne alla macchinetta insieme con la pancetta, e intanto fate rosolare nel burro abbondante un trito finissimo di cipolla, carota e sedano. Quando sarà dorato, aggiungetevi la carne e fatela rosolare bene aggiungendo pepe e sale. Gettate adesso nella casseruola un bicchiere di vino rosso e lasciatelo evaporare, poi versate in due riprese nel ragù un ramaiolo di brodo e un cucchiaio colmo di conserva di pomodoro, facendo cuocere piano. Si può bagnare il ragù con latte invece che col brodo e viene allora più delicato e si può anche, verso la fine, aggiungervi fegatini e rigaglie, prima cotti nel burro, e una manciata di funghi secchi prima rinvenuti in acqua tiepida e tritati grossolanamente. Tutte queste varianti e queste aggiunte sono ammesse e il ragù e tanto migliore quanto più ricco di alimenti.

domenica, novembre 04, 2007

ELIZABETH




Enrico V: Chi è mai che desidera questo? Mio cugino Westmoreland? No, mio caro cugino. Se è destino che si muoia, siamo già in numero più che sufficiente; e se viviamo, meno siamo e più grande sarà la nostra parte di gloria. In nome di Dio, ti prego, non desiderare un solo uomo di più. Anzi, fai pure proclamare a tutto l’esercito che chi non si sente l’animo di battersi oggi, se ne vada a casa: gli daremo il lasciapassare e gli metteremo anche in borsa i denari per il viaggio. Non vorremmo morire in compagnia di alcuno che temesse di esserci compagno nella morte. Oggi è la festa dei Santi Crispino e Crispiano; colui che sopravviverà quest’oggi e tornerà a casa, si leverà sulle punte sentendo nominare questo giorno, e si farà più alto, al nome di Crispiano. Chi vivrà questa giornata e arriverà alla vecchiaia, ogni anno alla vigilia festeggerà dicendo: “Domani è San Crispino”; poi farà vedere a tutti le sue cicatrici, e dirà: “Queste ferite le ho ricevute il giorno di San Crispino”. Da vecchi si dimentica, e come gli altri, egli dimenticherà tutto il resto, ma ricorderà con grande fierezza le gesta di quel giorno. Allora i nostri nomi, a lui familiari come parole domestiche - Enrico il re, Bedford ed Exeter, Warwick e Talbot, Salisbury e Gloucester - saranno nei suoi brindisi rammentati e rivivranno questa storia. Ogni brav’uomo racconterà al figlio, e il giorno di Crispino e Crispiano non passerà mai, da quest’oggi, fino alla fine del mondo, senza che noi in esso non saremo menzionati; noi pochi. Noi felici, pochi. Noi manipolo di fratelli: poiché chi oggi verserà il suo sangue con me sarà mio fratello, e per quanto umile la sua condizione, sarà da questo giorno elevata, e tanti gentiluomini ora a letto in patria si sentiranno maledetti per non essersi trovati oggi qui, e menomati nella loro virilità sentendo parlare chi ha combattuto con noi questo giorno di San Crispino!

Shakespeare, Enrico V, atto IV. scena III

mercoledì, ottobre 31, 2007

Cosimo Piovasco di Rondò

Fu il 15 di giugno del 1767 che Cosimo Piovasco di Rondò, mio fratello, sedette per l'ultima volta in mezzo a noi. Ricordo come fosse oggi. Eravamo nella sala da pranzo della nostra villa d'Ombrosa, le finestre inquadravano i folti rami del grande elce del parco. Era mezzogiorno, e la nostra famiglia per vecchia tradizione sedeva a tavola a quell'ora, nonostante fosse già invalsa tra i nobili la moda, venuta dalla poco mattiniera Corte di Francia, d'andare a desinare a metà del pomeriggio. Tirava vento dal mare, ricordo, e si muovevano le foglie. Cosimo disse: - Ho detto che non voglio e non voglio! - e respinse il piatto di lumache. Mai s'era vista disubbidienza piú grave.
Italo Calvino " il barone rampante" Einaudi, Torino, 1957

Takasugian ("Troppo alta") Chino, Nagano Architetto: Terunobu Fujimori
(copyright Michael Freeman)

venerdì, ottobre 26, 2007

bustina



“La poesia non é meno misteriosa degli altri elementi dell’universo.
Questo o quel verso fortunato non può insuperbirci,
perché é dono del Caso o dello Spirito; solo gli errori sono nostri.”
Jorge Luis Borges “Elogio dell’ombra”
Einaudi 1971


Mi hanno riferito una frase di Paul Valèry che vi trascrivo così come l’ho sentita: tutto ciò che ho fatto lo considero niente se non ha raggiunto la perfezione.... ho cercato di rintracciare la frase esatta inserendola in Google ma non ho avuto fortuna. Come spesso capita con questo tipo di ricerche (internet è fantastica per confortare una memoria sempre più labile di fronte a urgenti curiosità) mi é sembrato comunque di intravedere frammenti della questione che quella frase anche se mal riportata mi interessava è cioe il manicheo dividere l’essere o non essere di un’azione, di un progetto attraverso il paramentro della perfezione e il suo conseguente valore o non-valore. Ad una sorta di gelo provocatomi da quella frase la mia risposta istintiva é stato contrapporre il concetto dell’humanitas e cioè da Scipione il Giovane a Cicerone il concetto con cui si intendeva la qualità che distingue l’uomo non solo dagli animali, ma ancor più da colui che, pur appartenendo alla specie umana, non merita il nome di “homo humanus”; in altri termini, la qualità che lo separa dal barbaro o dall’uomo volgare, ai quali mancano pietas e paideia, cioè il rispetto per i valori morali e cultura ed educazione. Ora senza addentrarmi in temi che la mancanza di spazio ma sopratutto la mia ignoranza mi impedisce di articolare quello che mi interessava era trovandomi in pieno disaccordo con quella frase (o comunque con il senso a me riportatomi) aggiungere all’Utilitas, Venustas, Firmitas che secondo una mia lettura romantica della frase di Valèry potrebbero aspirare al gelo della perfezione l’humanitas che quel gelo scioglie e rende vita palpitante. Mi sembra che uscendo dal campo dell’architettura che considero parte non divisibile dall’intero delle attività umane la questione della perfezione é lo specchio dalla volontà che vedo intorno a me di annullare la complessità sostituendola con la ricerca di un evento miracoloso e perfetto appunto: la vincità di una lotteria, l’avvento dell’uomo forte e per dirla con Eugenio Scalfari: Il più vivo desiderio delle masse, cioè dell’individuo ridotto a folla e a massa, è di essere de-responsabilizzato. Vuole questo. Vuole pensare e prendersi cura della propria felicità delegando ad altri il compito di pensare e decidere per tutti. Dividendo quindi tutto ciò che é perfetto dal resto definito come “niente” si nega la possibilità al “tendere” si erigono glaciali torri d’avorio tramutando una professione di umiltà in uno snobistico eremitaggio ma sopratutto facendo si che quelle torri d’avorio siano l’agognata meta per le masse del presunto “niente” e rinunciando a mettere mani alla costruzione di mondi possibili giocando la difficile partita del quotidiano, dell’imperfetto dell’altro da noi, a svilluppare per dirla con Roland Barthes: “tecniche diverse destinate a fissare la catena fluttuante dei significati, in modo da combattere il terrore dei segni incerti… “





mercoledì, ottobre 24, 2007

auguri maestro


Bruno Munari 24 ottobre 1907

"Un giorno sono andato in una fabbrica di calze
per vedere se mi potevano fare una lampada.
- Noi non facciamo lampade, signore.-
Vedrete che le farete. E così fu."
(Bruno Munari, a proposito della lampada Falkland)

venerdì, ottobre 19, 2007

mercoledì, ottobre 17, 2007

nino



Quello che accade,
accade non tanto perché una minoranza vuole che accada,
quanto piuttosto perché la gran parte dei cittadini
ha rinunciato alle sue responsabilità e
ha lasciato che le cose accadessero"

Antonio Gramsci





lunedì, settembre 24, 2007

castagne.....




Si sta come
d'autunno
sugli alberi
le foglie.

Giuseppe Ungaretti
luglio 1918