mercoledì, maggio 18, 2011
giovedì, febbraio 03, 2011
La passata Mutti
La pasta Garofalo
I capperi della Cooperativa Agricola Produttori Capperi Pantelleria
Gli alici Rizzoli
Le scarpe Church
Il trench Burberry
le calze Gallo
La macchina fotografica Nikon
La vodka Absolut
Il gin Bombay Sapphire
L'orologio Model 027/3701.00 della Junghans disegnato da Max Bill nel 1956
La pasta Garofalo
I capperi della Cooperativa Agricola Produttori Capperi Pantelleria
Gli alici Rizzoli
Le scarpe Church
Il trench Burberry
le calze Gallo
La macchina fotografica Nikon
La vodka Absolut
Il gin Bombay Sapphire
L'orologio Model 027/3701.00 della Junghans disegnato da Max Bill nel 1956
mercoledì, gennaio 13, 2010

Quando vedono l’ombra del falco, i piccoli animali che ne sono prede si immobilizzano o scappano terrorizzati. Anche se sono appena nati e non hanno idea di cosa sia un falco, sanno che è un predatore, è un’informazione scritta nel loro dna. E allora possono soltanto tentare di fuggire, o restare fermi, sperando di passare inosservati.
Prima di colpire, anche i predatori umani distendono la loro ombra sulle vittime. Le individuano, poi le studiano, le seguono. Difficile che colpiscano a caso, scegliendo la prima persona che incontrano. Ma, a differenza degli animali, gli esseri umani non hanno più queste informazioni nel loro codice genetico, o forse non prestano ascolto alle loro sensazioni. E non hanno scampo.
martedì, settembre 29, 2009
venerdì, settembre 11, 2009
mercoledì, settembre 09, 2009
Ti va un caffè?

CHE COLORE E'
Manto di monaco, color manto di monaco.
Sono anni che guardo nel cerchio scuro creato dal caffè all’interno di quello più chiaro, bianco della tazzina, per ritrovare quel colore tra la crema venata dalle pennellate semicircolari dello scuro caffè sottostante, se quel colore, che i più chiamerebbero nero, o marrone tutt’al più, sia il color manto di monaco descritto da Eduardo nella leggendaria lezione sul caffè di “Questi fantasmi ”.
In questi anni le tazzine sono cambiate: più larghe, più alte, a sezione variabile, colorate, da collezione. Io rimango affezionato a quelle marroni fuori e bianche dentro, di grosso spessore dei bar di provincia, quelle che scaldate sulla parte superiore della macchina per l’espresso grazie al loro spessore conservavano la temperatura giusta per un tempo più lungo. In ogni modo, tazzina o no, io ancora mi chiedo ogni giorno, tutte le volte che bevo il caffè a casa piuttosto che al bar, se il colore è quello giusto, se è lo stesso color manto di monaco di cui parlava e scriveva Eduardo.
Il colore del caffè è essenziale, perché da quella tonalità, dalle striature, da quelle profondità circolarmente ipnotiche uno può, forse, capire, se il caffè sarà amaro al punto giusto, denso come deve, se regalerà quello che si cerca.
Sì perché in una tazzina di caffè, se desiderata, si proiettano mille emozioni, paure, stanchezze…. Una tazzina di caffè è un fermo immagine, un momento solo tuo, anche quando bevi il caffè con altri – rito quotidiano, più e più volte ripetuto – il caffè lo bevi in ogni caso da solo, tranne quando fidanzate insopportabili te ne chiedono un sorso, solo un sorso, invadendo il tuo momento più personale. Insomma, tranne in questi deplorevoli casi, comparabili a quando qualcuno (la solita fidanzata o moglie) ti passa davanti alla TV nel momento del gol decisivo della tua squadra nel giorno del derby, normalmente il caffè è un momento di grande felice solitudine.
Lo puoi bere tutto in un sorso, o in due. Di più non è un caffè, è una bevanda. Un caffè fatto bene ferma la rotazione del globo terraqueo, ferma il tempo, vive il conflitto, risolvendolo, tra l’effetto che farà sul tuo organismo, di spinta, sveglia, rimessa in moto e quei pochi secondi in cui lo bevi che si dilatano fino a fermarsi.
E quel momento puoi prolungarlo, guardandolo. Si, il caffè si può guardare. In quello schermo circolare libere associazioni di idee ti sono permesse, un buon caffè si isola anche dalla voce querula che continua a parlarti ininterrottamente da due ore e che per prolungare lo strazio ti ha appena detto “che ne dici se ci beviamo un caffè?”. E tu, anche se non vedevi l’ora di chiudere la conversazione (anzi il suo monologo), cercando una breccia in quel muro di parole, tu, scisso tra l’educazione che ti impone di ascoltare e le gambe che da tempo vogliono prendere la via della fuga, tu, non resisti: davanti al “che ne dici se ci beviamo un caffè? Non sai resistere, cedi pregustando quei pochi millimetri di liquido, denso, nero e dici: sì! Beviamoci un caffè.
E mentre lo bevi, lo vedi, lo aspetti, sai che ci sarà, è il tuo momento, tutto si ferma, attimi lunghi, lunghi…. Seguiti dallo sfregare il labbro superiore con quello inferiore a schiacciare l’ultima goccia e allora ti dici: mm…si…. Adesso sto bene, adesso riparto, quella voce è scomparsa, il caffè è una pausa, è la riflessione, è un mettere un punto alla giornata. Con una tazzina di caffè c’è un prima e un dopo, è la chiusura del paragrafo.
Difatti adesso fermo la penna e mi faccio un caffè. È piena notte e il caffè non è solo un modo per tenerti sveglio, il caffè ti tiene compagnia è il tuo piccolo fumante caminetto personale. Il caffè fatto in casa con la moka ha tutta una filosofia diversa di quello preso al bar e se sul tema caffè ci sono comunque diverse scuole di pensiero, per il caffè fatto in casa la cosa si complica e si amplia: diventa rito.
C’è chi tiene la polvere di caffè nel frigo, chi in una scatola di latta, chi lo macina al momento, chi riempie il filtro a montagnetta e chi a metà dose lo schiaccia con il dorso del cucchiaino e poi il resto a spolvero o a frana. C’è anche chi, dopo aver riempito il filtro con una forchetta o uno stuzzicadenti fa tre buchetti il cui idealmente congiungersi forma un esoterico triangolo equilatero e chi , infine, lo stende perfettamente a livello con il bordo del filtro senza avvallamenti ne depressioni semplicemente e perfettamente dritto. Grandi alchimie per avere non solo un buon caffè ma il proprio caffè, l’unico caffè possibile.
Chi lascia la posa del caffè nel filtro fino alla preparazione del successivo e chi ne lascia sempre un po’ affinche la caffettiera ne conservi il sapore e vinca sempre più la battaglia tra il sapore del caffè e quello del metallo, come avvinare il bicchiere affinché il caffè nuovo riconosca già casa, trovi il letto caldo.
mercoledì, settembre 24, 2008
lunedì, luglio 28, 2008
on the air

Sì viaggiare
evitando le buche più dure,
senza per questo cadere nelle tue paure
dolcemente viaggiare
rallentando per poi accelerare
con un ritmo fluente di vita nel cuore
gentilmente senza strappi al motore.
E tornare a viaggiare
e di notte con i fari illuminare
chiaramente la strada per saper dove andare.
Con coraggio gentilmente, gentilmente
Dolcemente viaggiare...
battisti-mogol-1977
sabato, luglio 12, 2008
esame di maturità

"Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi:e per questo viene chiamato democrazia. Qui ad Atene noi facciamo così.
Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell'eccellenza. Quando un cittadino si distingue, allora questi sarà, a preferenza,chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di previlegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.
Qui ad Atene noi facciamo così.
La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l'uno dell'altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo. Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo. Un cittadino
ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alla proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Ci è stato insegnato a rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche a rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.E ci è stato anche insegnato a rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell'universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita a una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.
Insomma,io proclamo che Atene è la scuola dell'Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sè una felice versatilità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Pericle, 461 a.C.
giovedì, luglio 03, 2008
"¡Campeones de Europa gloria para el mejor!"
lunedì, giugno 30, 2008
martedì, maggio 27, 2008
martedì, aprile 01, 2008
coincidenze
nel giorno in cui a Milano si festeggia l'expo 2015 é morto un genio della pubblicità... quello della MilanodaBere...Marco Mignani
http://www.adci.it/dev/soci.asp?status=socio&tipo=alfa&val=M&ID=113
la musica dello spot è «Birdland» dei Weather Report
sabato, marzo 29, 2008
sabato, marzo 22, 2008
giovedì, marzo 13, 2008
sabato, marzo 01, 2008
perché sanremo é sanremo!
Mina
"il cielo in una stanza"
(G. Paoli)
da: "Senza Rete":
Napoli, Auditorium RAI, 18 Luglio 1968
giovedì, febbraio 07, 2008
martedì, gennaio 22, 2008
hasta la vista comandante Bulow
oggi è morto il partigiano Arrigo Boldrini
comandante della 28/a Brigata Garibaldi 'Mario Gordini'

Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio del torturati
Più duro d’ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA
comandante della 28/a Brigata Garibaldi 'Mario Gordini'

Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio del torturati
Più duro d’ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA
Iscriviti a:
Post (Atom)




