venerdì, marzo 30, 2007
lunedì, marzo 19, 2007
mercoledì, febbraio 28, 2007
domenica, febbraio 25, 2007
venerdì, febbraio 23, 2007
domenica, febbraio 18, 2007
quid tum


Jannis Kounellis ,Untitled, 1960
Olio su tela, 1.4 x 2.3 m ,collezione privata
.... nel fiume che è Vita
trascorrono quelli che vengon sbattuti qua e là
quelli che si aggrappano ad otri gonfi e vani,
quelli che nuotano disperati per sopravvivere soltanto
- a altri che resistono invece
altri che si affidano alle tavole delle "bonae artes",
altri che metton mano alla costruzione di naviculae.
Massimo Cacciari
"quid tum"
Venezia, 23 febbraio 1994
Olio su tela, 1.4 x 2.3 m ,collezione privata
.... nel fiume che è Vita
trascorrono quelli che vengon sbattuti qua e là
quelli che si aggrappano ad otri gonfi e vani,
quelli che nuotano disperati per sopravvivere soltanto
- a altri che resistono invece
altri che si affidano alle tavole delle "bonae artes",
altri che metton mano alla costruzione di naviculae.
Massimo Cacciari
"quid tum"
Venezia, 23 febbraio 1994
giovedì, febbraio 15, 2007
bustina nuova...
BANQUO - Figlio, a che punto è la notte?
FLEANTE - La luna è calata, ma non ho sentito batter l’orologio.
BANQUO - Ed essa cala adesso a mezzanotte.
FLEANTE - Direi ch’è un po’ più tardi, mio signore.
W. Shakespeare : “MACBETH” (1660) atto secondo, scena prima, Giunti Editore (2004), Firenze

Ben ritrovati, riprendo la dove avevo lasciato nella “bustina” pubblicata in Parametro 266.
L’esortazione finale era ad impegnarsi per ritessere relazioni, costruire nuove piazze. Questo perché l’altra faccia della degenerazione formale delle cosidette “casette del geometra” è il loro sempre più farsi casetta isolata ( così scriverebbe un’immobiliare per accrescerne il valore) sempre più rifiutare l’esterno come parte essenziale nel timore di quello che è diventato il moloch del pericolo: il condominio....e quindi costruire nuove piazze dicevo, intese come spazi di relazione e di aggregazione. Giorni fa assistevo ad un convegno sulla comunicazione dove si faceva un gran parlare di “virtual marketing” ( il vecchio “passa parola” risciaquato nel Tamigi ) e mi sono venute in mente per strana associazione tutta una serie di immagini: persone che affollavano i bar per vedere Rischiatutto alla Tv, foto di “case del popolo” con maschi che ballavano con maschi e femmine con femmine ( non centrano ne le coppie di fatto ne i “dico” ma penso solo: una sorta di simmetrica scarsità oltre alla timidezza ) poi i pretini che ballano in circolo di una famosa foto di Giacomelli, Indro Montanelli con la sua Olivetti lettera 32 sulle ginocchia. Allora ho pensato ha come poteva essere questo viral marketing ( “viral” non “virtual” ) e mi è sembrato che per prima cosa bisognava aggiungere un aggettivo che non ho avuto il coraggio di aggiungere in inglese e quindi l’ho fatto in italiano e quindi: viral marketing culturale, un’influenza che al posto di schiantarvi a letto vi spinge ad uscire di casa un’invasione di ultracorpi .....
mi ha punto fantasia di lanciare un piccolo concorso.. per un nuovo “lem” che anziche atterrare sulla luna si piazzi sulla terra ma non uno...centinaia di “lem” di navicelle (“naviculae” direbbe l’Alberti) che prendano possesso di quelli spazi indefiniti, tra le casette del geometra, come avamposti, come presidi fondamentali che come dopo un terremoto diventino dei prefabbricati per l’anima. Delle piccolle chiesette laiche in cui trovino spazio una biblioteca, un piccolo teatro che diventa sala solo spostando le sedie... dove scende uno schermo per vedere in tempo reale l’Aida all’arena di Verona o l’ultimo concerto di Ligabue sfruttando Internet e i satelliti per unire e non per isolare. Io so cosa state pensando.... che tutto questo esiste già e si chiamano centri sociali o sono le associazioni degli alpini o si chiamano in tanti altri modi o ne fanno la funzione... ma io parlo di dell’aperta campagna di arrivare a piazzarli li dove non c’è città, non c’è paese ci sono solo puntini sparsi...un grande piano nazionale come il piano per le case popolari, io le immagino tutte uguali, da montare quasi autosufficienti come un grande caminetto dove ritrovarsi la sera. Mi piacerebbero fossero rossi ( non politicamente ma cromaticamente) da creare una geografia di cultura guardandoli dall’alto. Me le immagino le mappe di Google Earth sull’italia con tutti questi punti rossi a creare una rete, globuli (rossi, appunto) di una trasfusione necessaria. Un nuovo sistema sanguigno che porti cultura e conoscenza ma sopratutto che stimoli quello che non vedo più girò se non come perversa passione per il gossip per il tinello altrui: - La curiosità - quella che ti fa vedere e ascoltare l’altro che sia persona, o libro o film..Non so voi ma io non mi sono ancora stancato di leggere e rileggere quel passo delle Memorie di Adriano della Yourcenar: “Fondare biblioteche è come costruire granai, ammassare riserve contro un inverno dello spirito che da molti indizi vedo purtroppo arrivare”
Antonio Minervini
martedì, gennaio 16, 2007
un nuovo anno inizia con la "bustina"

A quel tempo, cercavo i tramonti, i sobborghi e l’infelicità;
ora i mattini, il centro e la serenità.
Jorge Luis Borges: Prologo a “Fervore a Buenos Aires” - 18 agosto 1969
Non so se qualche lettore ricorda l’ultima bustina, ma se così dovesse essere, questi ricorderà che terminava con la parola “continua” messa tra parentesi come nei romanzi d’appendice con i suoi tre bei puntini di sospensione come regola vuole. mi scusera quindi questo lettore nel momento in cui li comunico che ho appena sostituito la parola continua con la parola (pausa) anche questa tra parentesi ma senza puntini. Ho urgenza di scrivere della Biennale di architettura appena conclusa a Venezia. Non pensiate ad un pistolotto critico sociale antropologico sul mondo che verrà, voglio raccontarvi d un padiglione solo, di una mostra intitolata: Otro Mundo Es Posible (un’altro mondo é possibile). Poche fotografie a tutta parete e due testi scritti su un pilastro come steli di civiltà. Il primo testo era di Juan Pedro Posani, curatore della mostra e l’altro di Farruco Sesto attuale ministro della cultura del Venezuela. Ora io non so se a scuola si fa ancora il commento al testo nel leggere l’ Iliade o l’Odissea (mi chiedo, anche, se si leggono ancora o se sono stati sotituiti dalle memorie di Costantino (Vitaliano) o dalla biografia di Maria (De Filippi)) ma sarebbe bello come nostro esercizio fare la parafrasi e leggere e rileggere questi due testi. Stamparli con molto spazio intorno e riempire la pagina di domande, note, disegni tentando di fare del testo architettura. Cercarne il senso forse anche del nostro mestiere. Ritrovare l’importanza della pausa di fermarsi a pensare per forse capire che i nostri gesti quotidiani determinano molto più dell’immediato riscontro, il che non significa essere presuntuosi ma ritrovare umilmente il valore del rispetto e dell’altro.Io ve li trascrivo senza commento sperando ne sentiate come è successo a me l’umiltà, la dignità, la spinta etica, la necessità e non ultima la forza poetica. Con questo vi lascio mentre fuori dalla finestra si accende una luminaria a forma di stella e le vie si ingrossano di poveri greggi che si muovono ipnoticamente alla ricerca dei regali per natale.
Ma ora ecco il testo di Juan Pedro Posani:
«Cerca di capire: le nostre città nascono da una società differente. Non possiamo imitarvi. Il nostro mondo (il terzo) è differente. Altre radici ed altro destino. Le vostre ricette, che sono le ricette dello spettacolo, non ci servono. Quindi lasciateci correggere, alla nostra maniera, i nostri errori e le conseguenze delle nostre aggressioni. Non giudicateci senza prima capirci. Nel futuro chissà che non possiamo perfino insegnarvi qualche cosa.»
E questo è quello di Farruco Sesto:
«Questa è l’ora dolce quando il giorno nasce. Superato già il tempo scuro della notte, in mezzo alla gente che si sveglia nella città di tutti, per noi, architetti del Venezuela boliviariano, è inconcepibile una architettura che non si ribelli ad ogni ignominia. Architettura per delineare, proporre e raggiungere la creazione di spazi contro l’esclusione, per le libertà, per l’uguaglianza, per ottenere quella giustizia essenziale ed assoluta che non può attendere oltre. La città sta lì, con il suo corpo pieno di cicatrici. Ci parla con le voci di innumerevoli generazioni. Ci appartiene e gli apparteniamo. Con lei e per lei lavoriamo senza riposo con questa nuova luce: è l’ora dolce quando il giorno nasce.»
Antonio Minervini
Jorge Luis Borges: Prologo a “Fervore a Buenos Aires” - 18 agosto 1969
Non so se qualche lettore ricorda l’ultima bustina, ma se così dovesse essere, questi ricorderà che terminava con la parola “continua” messa tra parentesi come nei romanzi d’appendice con i suoi tre bei puntini di sospensione come regola vuole. mi scusera quindi questo lettore nel momento in cui li comunico che ho appena sostituito la parola continua con la parola (pausa) anche questa tra parentesi ma senza puntini. Ho urgenza di scrivere della Biennale di architettura appena conclusa a Venezia. Non pensiate ad un pistolotto critico sociale antropologico sul mondo che verrà, voglio raccontarvi d un padiglione solo, di una mostra intitolata: Otro Mundo Es Posible (un’altro mondo é possibile). Poche fotografie a tutta parete e due testi scritti su un pilastro come steli di civiltà. Il primo testo era di Juan Pedro Posani, curatore della mostra e l’altro di Farruco Sesto attuale ministro della cultura del Venezuela. Ora io non so se a scuola si fa ancora il commento al testo nel leggere l’ Iliade o l’Odissea (mi chiedo, anche, se si leggono ancora o se sono stati sotituiti dalle memorie di Costantino (Vitaliano) o dalla biografia di Maria (De Filippi)) ma sarebbe bello come nostro esercizio fare la parafrasi e leggere e rileggere questi due testi. Stamparli con molto spazio intorno e riempire la pagina di domande, note, disegni tentando di fare del testo architettura. Cercarne il senso forse anche del nostro mestiere. Ritrovare l’importanza della pausa di fermarsi a pensare per forse capire che i nostri gesti quotidiani determinano molto più dell’immediato riscontro, il che non significa essere presuntuosi ma ritrovare umilmente il valore del rispetto e dell’altro.Io ve li trascrivo senza commento sperando ne sentiate come è successo a me l’umiltà, la dignità, la spinta etica, la necessità e non ultima la forza poetica. Con questo vi lascio mentre fuori dalla finestra si accende una luminaria a forma di stella e le vie si ingrossano di poveri greggi che si muovono ipnoticamente alla ricerca dei regali per natale.
Ma ora ecco il testo di Juan Pedro Posani:
«Cerca di capire: le nostre città nascono da una società differente. Non possiamo imitarvi. Il nostro mondo (il terzo) è differente. Altre radici ed altro destino. Le vostre ricette, che sono le ricette dello spettacolo, non ci servono. Quindi lasciateci correggere, alla nostra maniera, i nostri errori e le conseguenze delle nostre aggressioni. Non giudicateci senza prima capirci. Nel futuro chissà che non possiamo perfino insegnarvi qualche cosa.»
E questo è quello di Farruco Sesto:
«Questa è l’ora dolce quando il giorno nasce. Superato già il tempo scuro della notte, in mezzo alla gente che si sveglia nella città di tutti, per noi, architetti del Venezuela boliviariano, è inconcepibile una architettura che non si ribelli ad ogni ignominia. Architettura per delineare, proporre e raggiungere la creazione di spazi contro l’esclusione, per le libertà, per l’uguaglianza, per ottenere quella giustizia essenziale ed assoluta che non può attendere oltre. La città sta lì, con il suo corpo pieno di cicatrici. Ci parla con le voci di innumerevoli generazioni. Ci appartiene e gli apparteniamo. Con lei e per lei lavoriamo senza riposo con questa nuova luce: è l’ora dolce quando il giorno nasce.»
Antonio Minervini
martedì, dicembre 12, 2006
martedì, novembre 21, 2006
mie le illustrazioni

ENZO MARTINES "Siamo esili" CD - BlockNota 542
"Adesso ... (l'autore) ... presenta questa nuova iniziativa, Siamo esili, in cui, per la serie Block nota, sono accompagnati un libro e un cd: nel primo vi sono i versi di Martines accompagnati dalle illustrazioni di Antonio Minervini; nel secondo protagonista è ancora Enzo Martines che recita i suoi versi accompagnato da musiche di Luca Demicheli, arrangiate e suonate dallo stesso Demicheli e da Sergio Sigoni. Quelle di Martines sono composizioni di grande delicatezza, fatte di parole che si accompagnano tra loro nell'andare a esplorare l'intimità delle situazioni, sensazioni, visioni; sempre in maniera soffusa, ma precisa, mai sopra le righe, usando una dolcezza di analisi che difficilmente appare distinguibile da una tranquillità d'animo che deriva dalla coscienza dei limiti umani, ma anche delle immense potenzialità; una tranquillità che pur nella soffusa malinconia di chi sa che tutto finisce, acquista anche l'incrollabile fede che comunque qualcosa proseguirà anche oltre la durata della nostra esistenza. E poi la musica, quella fatta di note e suoni di strumenti, che si sposa con quella composta dal ritmo delle parole e del suono della voce. Una musica che non per la prima volta viene accompagnata a versi, ma che in questa occasione, proprio per il ritmo, i fiati, le pause, sembra nata insieme, più che dopo. ... In un mondo in cui tutti urlano e hanno paura del silenzio e dell'immobilità, un simile punto di vista è non solo rivoluzionario, ma anche e soprattutto illuminante.
" Gianpaolo Carbonetto - Messaggero Veneto
www.nota.it Indice
sabato, novembre 11, 2006
Picasso, la joi de vivre 1945_1948

Faune blanc jouant de la diaule_1946
Musée Picasso, Antibes
palazzo grassi_venezia_11_11_06 / 11_3_07
www.palazzograssi.it
mercoledì, novembre 08, 2006
venerdì, novembre 03, 2006
barcelò
private collection
per ora, in attesa di prendere la misura di questo diario, ho voglia di usarlo come una galleria per le opere d'arte che non esiterei a rubare....
classifica non aggiornata:
Miquel Barcelò (ES)
jean Michel Basquiat (US)
damien Hirst (UK)
classifica non aggiornata:
Miquel Barcelò (ES)
jean Michel Basquiat (US)
damien Hirst (UK)
giovedì, novembre 02, 2006
sabato, ottobre 28, 2006
vi segnalo un bel sito che forse conoscerete già :
http://www.flickr.com
e queste sono le foto di giuseppe porcelli
http://www.flickr.com/photos/sokome
http://www.flickr.com/photos/sokome2
http://www.flickr.com
e queste sono le foto di giuseppe porcelli
http://www.flickr.com/photos/sokome
http://www.flickr.com/photos/sokome2
venerdì, ottobre 27, 2006
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